SOPPRESSIONE PROVINCE, GENOVA DICE NO (E SPIEGA PERCHE’)
Anche a Genova si è svolta questa mattina, come in tutte le 107 Province italiane, la seduta aperta del consiglio provinciale dedicata alla soppressione degli enti intermedi nella loro attuale forma. Il presidente del consiglio Gioia: “Il legislatore ordinario non può prendere questo provvedimento”.
Genova, 31 - Si è svolta questa mattina anche a Genova, come nelle altre 106 Province italiane, la seduta ‘aperta’ del consiglio provinciale dedicata alla soppressione di fatto del cosiddetto ‘ente intermedio’, decretata dall’articolo 23 comma 14 della legge 214/2011, che ha convertito in legge il famoso ‘decreto Salva Italia’ del governo Monti.
Un’iniziativa promossa a livello nazionale dall’Upi, l’Unione delle Province Italiane, che ha anche preparato un ordine del giorno fortemente contrario alla soppressione, da far discutere e votare (ovviamente con eventuali emendamenti) a tutti i 107 consigli provinciali: a Genova, tuttavia, non si è arrivati al voto su questo ordine del giorno, il cui testo era già stato modificato rispetto a quello ‘standard’ dell’Upi. La seduta, infatti, dopo gli interventi di molti consiglieri e anche del presidente Repetto, si è chiusa intorno alle 13 prima di arrivare al voto sui tre ordini del giorno presentati: oltre a quello che potremmo definire ‘Upi modificato’, c’era anche un secondo odg presentato direttamente dal presidente Repetto, che proponeva il passaggio alla città metropolitana, e un terzo presentato dal capogruppo dell’Idv in consiglio Stefano Ferretti, che ribadiva la posizione nazionale del suo partito, grande fautore dell’abolizione delle Province ma non nel modo tranchant scelto dal governo Monti, invece in un quadro di generale razionalizzazione della spesa pubblica. I tre ordini del giorno saranno discussi e approvati nella prossima seduta del consiglio, mercoledì 8 febbraio. Il ‘consiglio provinciale aperto’ di questa mattina ha dato occasione ai rappresentanti sindacali dei circa 950 lavoratori dipendenti della Provincia di Genova di convocare in concomitanza della seduta un’assemblea, alla quale sono intervenuti circa 200 dipendenti. Quattro sindacalisti, in rappresentanza di altrettante sigle sindacali, sono stati invitati a turno a parlare dal presidente del consiglio Alfonso Gioia, e hanno espresso preoccupazione per la sorte dei lavoratori e forte contrarietà alla soppressione di un ente con grandi professionalità al suo interno. Lo stesso Gioia ha aperto il consiglio con un discorso in cui ha attribuito la decisione del governo Monti di abolire di fatto le Province “alla retorica dilagante e al clima anticasta di cui è impregnata l’opinione pubblica”, sollevando dubbi sulla costituzionalità dell’articolo 23 della legge 214 (“è una riforma costituzionale che esula dalla competenza del legislatore ordinario”), mettendo in guardia dal rischio di un centralismo regionale (“le Regioni si trasformeranno in tanti piccoli Stati”) e dalla situazione difficile in cui verranno a trovarsi i Comuni, che “non potranno più contare sul ruolo di mediazione delle Province”. Gioia ha poi ricordato che sono cinque le funzioni che assorbono la maggior parte della spesa della Provincia: la gestione del territorio, l’istruzione pubblica, i trasporti, il sostegno allo sviluppo economico e la tutela ambientale. “E’ chiaro – ha aggiunto Gioia – che in assenza delle Province queste funzioni e relativa spesa occorrente andrebbero espletate da altri enti” A livello italiano, ha sottolineato il presidente del consiglio provinciale, le Province si occupano fra le altre cose della manutenzione di 125.000 km di strade, per la cui sicurezza investono 1,5 miliardi; attuano la manutenzione di 5.000 edifici scolastici; coordinano 553 centri per l’impiego che accompagnano oltre 2,4 milioni di cittadini alla ricerca di un posto di lavoro. Fra i numerosi interventi dei consiglieri provinciali, si segnalano quello di Paolo Scarabelli (Rifondazione Comunista), che ha ricordato come tutte le forze politiche presenti nel Parlamento italiano abbiano votato a favore dell’abolizione delle Province (“Non Rifondazione che non è presente in Parlamento”); quello di Mario Maggi (Pdl), che ha richiamato la necessità di sfoltire enti e agenzie regionali, vero buco nero degli sprechi nella spesa pubblica, piuttosto che abolire un ente utile come la Provincia; quello di Renata Oliveri del Gruppo Misto, che si è detta invece favorevole all’abolizione delle Province come livello politico di governo (“Dobbiamo essere coerenti con i partiti che rappresentiamo in questa sala, che sono in gran parte favorevoli all’abolizione”) e contraria alla dispersione del patrimonio di professionalità dei dipendenti, inseriti in una “tecnostruttura efficace”; infine quello di Gabriele Gronda, capogruppo del Pd, che ha invocato “la meritocrazia nella valutazione delle Province, perché rispetto a quella di Genova, efficientissima nella gestione di un territorio montano difficile, sarebbero forse da abolire altre province del Sud o dei grandi territori padani”.
31/01/2012 - 15:56
- Pro.No. 2012 68/22/3 - CONS
- FC/fc
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